Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Fisiochinesiterapia Ortopedica

Lesioni legamentose del ginocchio

Un trauma distorsivo violento del ginocchio, con sollecitazione in rotazione associata a valgismo o varismo, può determinare una lesione legamentosa dei legamenti crociati anteriore o posteriore o dei legamenti collaterali.

Le possibili rotture

Statisticamente analizziamo le possibili rotture:

  1. Il collaterale esterno LCE non si presenta mai come lesione isolata, ma associata in traumi gravi.
  2. Il collaterale interno LCI si presenta come lesione isolata nei traumi più lievi o come lesione associata in traumi complessi, e normalmente non viene trattato chirurgicamente.
  3. Il legamento crociato posteriore LCP si presenta nei traumi stradali da impatto, più raramente nei traumi sportivi, è una lesione rara ma deve essere trattata chirurgicamente.
  4. Il legamento crociato anteriore LCA rappresenta la maggioranza delle lesioni sportive e non, è una lesione frequente e grave e deve essere sempre trattato chirurgicamente quando la lesione è completa e provoca lassità con instabilità.

Lesione LCA

Lesione del legamento LCA

magnani-LCA-ARTROSCOPIA

Terminologia clinica

La rottura di un legamento permette l’allontanamento dei capi articolari quando vengono sollecitati per la mancanza della funzione di tenuta del legamento rotto, determinando il sintomo clinico denominato LASSITA’ che può essere in VALGISMO – VARISMO – ANTERIORE E POSTERIORE a seconda del legamento rotto, valutata come: + ++ +++

Lassità in valgismo: testata a 30° valuta la tenuta del LCI.

Lassità in varismo: valuta la tenuta del LCE. Una minima apertura è fisiologica.

Lassità anteriore: valuta la tenuta del LCA con le manovre del Cassetto Posteriore e Lachman test.

Lassità posteriore: valuta la tenuta del LCP con la manovra del Cassetto Posteriore.

Lassità combinate: per lesioni complesse di più legamenti.

La lassità conseguente alla rottura del LCA viene chiamata antero-esterna perché determina uno slittamento in avanti del piatto tibiale più accentuata sul piatto esterno e viene testata con la manovra del Jerk test, che produce uno scatto in avanti della tibia nel passaggio dalla flessione alla estensione ed è assolutamente sicura nella diagnosi clinica.

La riproduzione di questa manovra durante gli spostamenti del ginocchio nel paziente determina la INSTABILITA’ articolare tipica delle lesioni del LCA.

Diagnosi clinica delle lesioni legamentose acute

  • Anamnesi delle modalità del trauma, del tempo trascorso e delle sensazioni di scroscio e di strappo all’interno del ginocchio avvertite dal paziente.

  • Valutazione del versamento sempre presente, della limitazione articolare in semiflessione antalgica e della lassità, più facile nel primo periodo dopo il trauma, sempre più difficile successivamente per la contrattura dolorosa. Utile l’evacuazione del sangue, sempre presente nelle lesione del LCA, e l’immissione di anestetico per migliorare la valutazione della lassità.

Diagnosi clinica delle lesioni croniche

  • Il primo sintomo è l’instabilità descritta dal Pz. nell’esecuzione di movimenti di rotazione, di cambio di direzione, come di un cedimento del ginocchio che, spesso, si ripete con frequenza.

  • La lassità può essere valutata con il cassetto ant. in semiflessione (Lachman test) e con il Jerk test.

  • La positività di questi test, in mani esperte, dà la certezza della lesione legamentosa e indica l’intervento chirurgico anche senza supporti strumentali.

Diagnosi strumentale delle lesioni legamentose

La RMN dimostra chiaramente la lesione legamentosa e la sua entità, se bene eseguita e bene interpretata, e dimostra le eventuali lesioni associate, cartilaginee e meniscali.

Nel primo periodo dopo il trauma identifica la lesione, ma non può sempre quantificare l’entità del danno e deve essere strettamente correlata all’indagine anamnestica e clinica e, ovviamente, all’aspetto artroscopico al momento dell’intervento.

Video dell'operazione

Trattamento riabilitativo post-operatorio

L’intervento viene eseguito in anestesia generale e il paziente rimane ricoverato due giorni. Viene dimesso con una fascia elastica ed un tutore in estensione rimuovibile che gli permette di deambulare immediatamente con due antibrachiali, caricando il peso sull’arto operato quanto reso possibile dal dolore ed inizia subito esercizi isometrici e di flessione ed entro pochi gg. il trattamento riabilitativo.

Terapia medica: terapia antibiotica ed antiflogistica e analgesica per la prima settimana; terapia anti-tromboembolica per circa 20 gg. fino all’abbandono delle stampelle antibrachiali.

Il protocollo FKT prevede un primo periodo di 15 gg di terapia strumentale (Laser, Elettrostimolazione, mobilizzazione passiva continua su Kinetech) e manuale con linfodrenaggio e Kinesi-terapia fino alla risoluzione della tumefazione ed al raggiungimento della piena motilità.