Lesioni cartilaginee del ginocchio
Diagnosi, terapie, chiurgia e trattamenti post-operatori
Quando l’esame clinico ma soprattutto gli esami strumentali, come la RMN, fanno prevedere la possibilità di una lesione cartilaginea, isolata o associata a lesioni meniscali e legamentose, occorre prevedere nel planning pre-operatorio e quindi avvisare il paziente di tre possibilità:
- Lesione cartilaginea di piccola importanza che viene trattata con pulizia e debridement artroscopico
- Lesione di maggiore importanza che necessita di un trapianto autologo, con cilindri di cartilagine sana prelevati dallo stesso ginocchio in una sede fuori carico e trapiantati nella sede danneggiata.
- Lesioni ancora più estese dei condili femorali, dei piatti tibiali e della rotula, che possono necessitare di una tecnica in due tempi: prelievo artroscopico di cartilagine, coltivazione delle cellule e successivo impianto, con un secondo tempo chirurgico aperto od artroscopico.
Tutto ciò entro il limite di età di 50-55 anni; dopo questo limite le lesioni cartilaginee importanti e sintomatiche che sconfinano nella artrosi del ginocchio devono essere trattate con artroprotesi mono- o bi-compartimentali secondo i casi.
Lesioni cartilaginee
Alcune immagini artroscopiche di difetti cartilaginei
Riabilitazione delle lesioni cartilaginee
- Le lesioni minori rientrano nel trattamento delle lesioni meniscali.
- Le tecniche di trapianto osteocartilagineo a mosaico richiedono un carico graduale immediato, aiutato da stampelle, ed un protocollo ridotto di circa un mese.
- Le tecniche di trapianto con cellule coltivate richiedono lo scarico per circa un mese. Fisioterapia con mobilizzazione passiva continua immediata e, dopo il mese, riabilitazione in palestra con tempi simili alla ricostruzione legamentosa ma più lunghi per il recupero sportivo che spesso arrivo dopo un anno per permettere la completa rigenerazione cartilaginea.
Chirurgia elettiva della patologia rotulea
Nella chirurgia del ginocchio un cenno a parte merita la patologia della rotula che trae origine da un “malallineamento” costituzionale, genetico, dell’apparato estensore di cui la rotula fa parte, costituito dal muscolo quadricipite, dal tendine quadricipitale, dalla rotula e dal tendine rotuleo distalmente.
Il malallineamento trae origine da un difetto che si stabilisce nel periodo di accrescimento, per cui la tuberosità tibiale anteriore TTA, su cui si inserisce il tendine rotuleo, risulta in una posizione troppo esterna rispetto al centro della tibia determinando la conformazione detta a baionetta dell’apparato estensore: la rotula si trova al centro di un arco che tende a spostarla verso l’esterno, con possibilità di lussarsi o comunque di esercitare un attrito sul condilo femorale esterno (es. da conflitto femoro-rotuleo esterno) con conseguenti lesioni cartilaginee femoro-rotulee.
Trattamento post-operatorio e riabilitativo
Dimissione in seconda giornata con fascia elastica e tutore in estensione da mantenere per circa 15-20 gg; carico graduale sull’arto operato controllato da antibrachiali sempre per 15-20 giorni.
Inizio rapido della riabilitazione con un protocollo simile al legamento crociato, utilizzando la mobilizzazione passiva continua, metodiche strumentali e manuali fino ai 20 gg per il consolidamento della bratta ossea. Poi abbandono della ginocchiera rigida per sostituirla con una ginocchiera in neoprene con foro di stabilizzazione rotulea e inizio della riabilitazione in palestra per circa due mesi, con particolare riguardo al rinforzo del muscolo vasto mediale con elettrostimolazione e isocinetica.